Manchester by the Sea

32-manchester_300x168

La terra gelata dal freddo inverno del Massachusetts non concede deroghe, è impenetrabile, non si può scalfire, tantomeno è possibile scavarla per permettere a un corpo di trovare pace. Jon Chandler non può essere sepolto in inverno.

Lee Chandler tutti i giorni pazientemente spala la neve dall’ingresso del suo monolocale interrato a Quincy, silenziosamente fa il suo lavoro, ripara, aggiusta, sostituisce, sgombera; le docce, i tubi, le guarnizioni, le cantine, di condòmini invadenti, indiscreti, soli, forse. A Lee non interessa, niente lo smuove o lo fa sorridere. Vive per concedere a se stesso il tempo di punirsi, ancora e ancora.

Punirsi per l’azione che per legge non può essere punita. Una dimenticanza fatale in una notte tanto vivida nel ricordo quanto tragica nelle conseguenze, una notte dove tutto finisce, le sicurezze, gli affetti, l’amore per se stesso. Quello che non finisce mai è l’amore per chi non c’è più, andato via per sempre o per l’impossibilità di fare altrimenti.

Anche Lee va via, lontano da Manchester-by-the-Sea. Lontano dal fratello Jon, il nipote Patrick e Claudia Marie.

Ma adesso Jon non c’è più, in un gelido limbo frigorifero in attesa che la primavera ammorbidisca la terra, mentre Patrick reagisce con tutta la fragile potenza dell’adolescenza, vitalità, contraddizioni, dubbi. Superstite allo sbando, Patrick sta per perdere tutto, anche Claudia Marie. La barca che porta il nome della nonna, la casa accogliente dove il suo rapporto con il padre e lo zio si è consolidato, dove il suo amore per il mare e la pesca è nato e cresciuto, dove il suo spirito ha trovato gli spazi che non poteva avere in una casa troppo in disordine, troppo sporca, troppo ingombrata dall’assenza di una madre presente solo a se stessa.

Lee è il tutore scelto da Jon per il figlio, forse nella speranza di restituire al fratello un pezzo di vita. Ma la corazza di Lee è gelida e impenetrabile come la terra in cui Jon non può essere sepolto; in bilico tra ciò che è giusto per se stesso e per il nipote, prigioniero dei limiti cui non riesce a far fronte, all’arrivo della primavera la terra può essere scavata, la sua corazza concede una possibilità al compromesso.

Nei silenzi di Lee ci perdiamo. Ne siamo partecipi, sentiamo la sofferenza, vorremmo trovare le parole da fargli dire, ma non ce ne saranno mai di appropriate. E i silenzi sono l’unico modo con cui lui può reagire e sopravvivere privandosi di qualsiasi vitalità, giorno dopo giorno. Lo scontro con il nipote Patrick è un non-scontro, tacitamente uniti da sempre, accomunati dal dolore e da un legame che nessuna distanza geografica può spezzare.

Intenso e commovente, Manchester by the Sea procede per sottrazione, ridotto all’osso, sentiamo tutto, il freddo, la sofferenza, l’incapacità di un uomo di continuare a vivere senza riuscire a punirsi a sufficienza, l’amore che resta nonostante tutto.


Manchester by the Sea – Stati Uniti, 2016
regia di Kenneth Lonergan


Annunci