2017

La guerra dei cafoni

C’era un tempo in cui ai “cafoni”, i braccianti, non apparteneva neanche la loro stessa vita. Morivano per un sorso d’acqua attinto dal pozzo sbagliato, nel territorio sbagliato, quello dei “signori”, gli aristocratici cui erano sottomessi e con cui condividevano unicamente la lingua parlata.

C’è un tempo in cui la rivalità tra cafoni e signori è ancora viva, è sempre rimasta viva; ma senza più sottomissione. Neanche la lingua li unisce adesso perché, nella Puglia degli anni settanta, a Torrematta, i signori parlano in italiano, i cafoni in dialetto.

Torrematta è la riserva estiva scenario dello scontro tra le due fazioni; un mondo popolato di soli ragazzi, per lo più adolescenti, a eccezione di Papaquaremma, santo protettore dei cafoni e di Pedro, padrone del chiosco in mezzo al nulla.

C’è Scaleno, il leader dei cafoni; Francisco invece comanda i signori. La dolce e risoluta Mela, suo fratello Tonino, piccolo tra i cafoni, e il cane, Mosè. Una signorina di nome Sabrina e un pericoloso outsider, né cafone né signore, Cugginu.

Mentre la guerra infuria e l’amore tra Francisco e Mela fiorisce in gran segreto, Cugginu irrompe nell’assolato non-luogo di Torramatta e si autoelegge leader dei cafoni. Farà di tutto per farli trionfare sui signori, derogando alle regole non scritte della storica guerra; facendo oltrepassare ai cafoni il confine del lecito, sconfinando nella delinquenza.

A distanza di secoli, il cerchio si chiude con pari perdite sul campo. Un’epoca finisce, ma un’altra, forse non meno pericolosa, inizia.

Storia fortemente simbolica sul piano storico e umano, “La guerra dei cafoni” si astrae da qualsiasi contesto specificamente reale per portarci in un non-luogo abitato da ragazzini, spopolato di presenze adulte e privo di riferimenti di “civiltà”. Se da un lato la storia si fa allegoria dell’evoluzione storica e dei divari sociali e linguistici tra l’Italia di ieri e quella di oggi, dall’altro si impone come favola divertente e amara che ci consegna una morale, mediata dalla carica narrativa di alcuni dei protagonisti.

Tonino è come lo scotch che tiene insieme i suoi occhiali, quelli che gli danno il potere di “vedere”: l’inutilità del conflitto; l’impossibilità di migliorare la propria condizione grazie a qualche battaglia vinta sul campo. E’ il collante; la ragione, tra le ragioni dei signori e quelle dei cafoni. Francisco e Mela, gli innamorati che non possono, o non vogliono, stare insieme, ma il cui amore trova ragione di essere stato. Mosè, di cui avevamo perso le tracce nel corso di una battaglia, che riapparendo libera i due gruppi dalla schiavitù della guerra.

Il conflitto cromatico tra la luce abbacinante dell’estate pugliese e il buio umido dei pozzi abbraccia il conflitto reale tra cafoni e signori accompagnandoci fino alla fine quando, proprio emergendo dal fondo di un pozzo, scopriamo che la vita ha un valore percepito, non assoluto, e che l’affrancamento da una sottomissione non necessariamente conduce alla libertà.

La guerra dei cafoni – Italia 2017
di Davide Barletti, Lorenzo Conte


 

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