Paradiso amaro

Alexander Payne, o di tragicomici drammi e tagliente ironia
Elegia dell’antieroe #5 – Matt King

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“Non è facile essere tristi ai tropici. Scommetto che nelle grandi città puoi andartene in giro per strada con lo sguardo accigliato e nessuno verrà mai a chiederti cos’è che non va o a incoraggiarti a sorridere, ma qui è come se tutti pensassero che è una fortuna vivere alle Hawaii; il paradiso regna sovrano. Per quanto mi riguarda, il paradiso può andare a farsi fottere.”

Kaui Hart Hemmings, Paradiso Amaro, Newton Compton, 2012
(tit. or. The Descendants, Random House, 2007)

E’ da questo paragrafo del romanzo di Kaui Hart Hemmings, a poche pagine dall’inizio della storia, che probabilmente viene il “paradiso” dell’infelice traduzione italiana del titolo, sia del libro che del film. I “Descendants” delle rispettive versioni originali hanno ben altre implicazioni, lontane dagli stereotipi.

Sono i discendenti della principessa hawaiana Margaret Ke’alohilani, a sua volta una delle ultime discendenti dirette del re Kamehameha. Il matrimonio della principessa con il banchiere inglese Edward King genera un’eredità di 25 mila acri di terra vergine sull’isola di Kauai, che la famiglia King possiede dal 1860. Matt King è adesso l’unico amministratore fiduciario della terra, alla vigilia di un’importante decisione, venderla.

Avvocato indaffarato e padre assente, Matt King da 23 giorni vive con la speranza che la moglie si risvegli dal coma dopo un incidente in barca. Ma la speranza non basta e ai medici non resta che prepararlo all’esecuzione delle volontà di Elizabeth, staccare la spina.

“La famiglia è un po’ come un arcipelago, parte del tutto, ma ognuno per sé e in costante allontanamento”. Con questo pensiero Matt inizia il suo on the road. Su un volo da Oahu ad Hawaii, per andare a prendere la primogenita Alexandra e riunire la famiglia per la triste occasione. Da Oahu a Kauai, sulle tracce dell’amante di Elizabeth, agente immobiliare che ha fiutato l’affare della vendita. E da Kauai a Oahu, per sciogliere i nodi, ricordare la vita condivisa, lasciar andare le incomprensioni e cercare di ricominciare, partendo dai legami che ci definiscono e ci proteggono; la famiglia, la terra. Ripartendo dalle radici.

Alexander Payne ritorna con un antieroe alla sua epifania verso la famiglia, persa o spezzata; come Warren Schmidt (A proposito di Schmidt, 2002), Matt King ha trascurato per anni i suoi cari non accorgendosi dei cambiamenti, dei piccoli e grandi terremoti che silenziosamente scuotono l’apparente banalità del quotidiano, per giungere alla consapevolezza di non conoscere affatto le persone a lui più vicine.

L’arcipelago hawaiano, con la carica impetuosa delle sue foreste e dei suoi vulcani, le spiagge da sogno dove solo verso sera il cielo grigio e minaccioso cede il passo a un tramonto di speranza, è parte integrante della narrazione, cullando il dolente stato d’animo dei protagonisti.

Mantenendo intatta la capacità di raccontare i protagonisti per mezzo dell’ambiente, geografico, sociale e umano che li circonda, e di connetterli con la comicità delle situazioni tragiche, il regista americano anche questa volta consegna una storia di realismo sociale; uno spaccato “dell’altra faccia del paradiso”.


Paradiso amaro (The Descendants) – Stati Uniti, 2011
di Alexander Payne


 

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