Sideways – In viaggio con Jack

Alexander Payne, o di tragicomici drammi e tagliente ironia
Elegia dell’antieroe #4 – Miles Raymond
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Maya “Di che parla il tuo romanzo? … Qual è il titolo?”
Miles “Il giorno dopo ieri”
Maya “Oh, vuoi dire oggi”

“…vuoi dire oggi”, fa notare Maya. Ma oggi è il solo frammento temporale che Miles non afferra, intrappolato nel passato, incapace di sperare il futuro. Insegnante di letteratura, aspirante scrittore, infelicemente divorziato, in bolletta. Miles sembra essere in ritardo, su tutto. Anche per andare a prendere l’amico Jack, tronfio attore di serie tv, voce di spot pubblicitari, alla soglia del matrimonio e di un impiego onorabile nell’azienda del futuro suocero. Li aspetta il viaggio celebrativo dell’addio al celibato di Jack; una settimana nella contea di Santa Barbara da passare degustando vini, mangiando buon cibo e giocando a golf. O almeno questo è il programma di Miles.

Il programma di Jack si rivela invece ben presto molto diverso e proteso all’unico scopo di concedersi qualche distrazione femminile prima del “si”.

E’ così che nel loro pellegrinaggio degustativo enologico i due amici incontrano Maya e Stephanie e se Jack non ha bisogno di molti preamboli per iniziare una relazione con l’affascinante e disinvolta Stephanie, Miles arranca nella sua depressione e stenta a scrollarsela di dosso nonostante la bella e accondiscendente Maya faccia di tutto per metterlo a suo agio.

Scopriamo in Maya e Miles due anime gentili, appassionate di vino e come il vino altrettanto complesse e sfaccettate.

Miles parla di sé quando cerca di spiegare perché ama tanto il Pinot nero; è un vino delicato, ricavato da un’uva che cresce con difficoltà e che ha bisogno di cura e attenzione costanti perché “…solo chi prende il tempo di comprendere il potenziale del Pinot sa farlo rendere al massimo della sua espressione”.
Maya ama la vita del vino, il suo essere mutevole e costantemente in evoluzione; la sua complessità, il suo inesorabile declino dopo aver raggiunto l’apice. Come la vita di un essere umano.

Quando finalmente sembra che Miles abbia deciso di concedersi una possibilità, la verità sull’imminente matrimonio di Jack si svela e gli eventi precipitano.

Sofisticato e romantico, cinico e spietato nel non rinunciare alla comicità inesorabilmente presente anche nel dna delle situazioni ad alto tasso di tristezza o drammaticità, Sideways – In viaggio con Jack ci racconta di un antieroe sospeso, anagraficamente, economicamente, sentimentalmente e professionalmente. Sospeso nei sogni di scrittore, riposti nella realizzazione di un libro, non edito, che nel titolo e nella gestazione catturano tutta l’incapacità di Miles alla felicità del quotidiano e del presente. Sospeso nella sua ostinazione a non voler aprire una preziosa bottiglia di Cheval Blanc del 1961 nell’attesa del momento giusto, quello che non arriverà mai.

Ma, come il vino per invecchiare bene deve riposare nella bottiglia “sdraiata” su un lato, così i due protagonisti imparano durante il viaggio a prendere la vita “di lato”, adattarsi ai cambiamenti e accoglierli per poter progredire. Uscire da quella che è stata la loro strada principale fino a quel momento e percorrere strade laterali e secondarie. Sideways. Per Jack il matrimonio con la donna di cui sa di non poter fare a meno; per Miles la consapevolezza che una bottiglia di Cheval Blanc del 1961 può essere gustata anche in un bicchiere di carta al tavolo di un fast food perché il solo aprirla è il momento speciale tanto atteso; e che lasciare il passato al passato e bussare alla porta del futuro potrebbe riservare sorprese.


Sideways – In viaggio con Jack (Sideways) – Stati Uniti, 2004
di Alexander Payne


 

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