Paterson

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Sono i sogni di Laura che creano la possibilità nelle giornate di Paterson? La possibilità di vedere concretamente un sogno attraversare la strada, scendere dall’autobus, aspettare in macchina. La possibilità di contribuire a tutti quei sogni, l’opportunità di vederli crescere.
E’ la capacità di Paterson di vedere tutto in versi ad alimentare i sogni di Laura?

Il silenzioso orologio magico di Paterson segna più o meno sempre la stessa ora quando lui si sveglia la mattina accanto alla sua Laura e in silenzio inizia la giornata.
Lui e Marvin si guardano, ma chiaramente non si piacciono.
Conduce l’autobus numero 23 per le strade di Paterson, New Jersey; sentiamo i discorsi dei passeggeri.
Le pause dal lavoro riempiono il taccuino, poche linee si trasformano in poesia.
La sera la cassetta della posta è sempre da rimettere a posto e la parete delle celebrità al pub riserva sempre qualche nuovo aneddoto sulle personalità nate o vissute a Paterson, New Jersey.
Come nella poesia che ascoltiamo dai suoi pensieri, Paterson beve una birra, guarda il fondo del bicchiere ed è contento.

Accompagnato dalle geometrie in bianco e nero di Laura e dai grugniti del bulldog Marvin, di cui si prende cura con serena indulgenza, Paterson crea bellezza che condivide solo con la sua musa. E anche quando il suo mondo crolla, come fosse una punizione per la scelta di vivere in un ventunesimo secolo retrò, gli viene donata una pagina vuota e le infinite possibilità che essa presenta.
Perché Paterson è l’adolescente seduta su un muretto in attesa della mamma o il turista giapponese che ti dice che “La poesia tradotta è come fare la doccia con l’impermeabile”. Perché la poesia è essenza. E a tutti noi è data la possibilità di cercare l’arte e la poesia nella cose della vita.

Fluttuiamo in un’atmosfera di semplice bellezza quasi surreale; ci divertiamo ad ascoltare i due ragazzini in fuga di Moonrise Kingdom (di Wes Anderson, 2012), adesso adolescenti e ultimi anarchici in città, mentre discutono del famoso anarchico che proprio a Paterson, New Jersey, ispirò la ribellione degli operai della seta all’inizio del ‘900; ci culliamo nella possibilità reale dell’amore tra persone che si accettano per quel che sono, senza giudicarsi, bulldog compreso.

Ispirato dai versi e dall’arte dei poeti legati a Paterson, New Jersey, il film è un tenero omaggio alla capacità di creare il bello dalla quotidianità, alla poesia come ispirazione di vita e non mestiere; celebrazione della parte nascosta, del “non evidente”, delle piccole cose che seppur all’apparenza insignificanti, sono parte intrinseca della vita stessa.
Paterson è poesia in immagini.


Paterson – Stati Uniti, 2016
regia di Jim Jarmusch


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Captain Fantastic

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“Se dai per scontato che non esista alcuna speranza, farai in modo che non ci sia speranza. Se dai per scontato che esista un istinto verso la libertà, che ci sia un’opportunità per cambiare le cose, avrai la possibilità di contribuire a creare un mondo migliore.” (Noam Chomsky)

Un paradiso in mezzo alla foresta degli Stati Uniti nord occidentali, una piccola città stato ideale; dove ci si allena, si caccia, si coltiva la terra, si studia, ci si confronta democraticamente, si improvvisano jam session alle luci di un falò e si celebra la nascita di Noam Chomsky. Arte e cultura, essere umano e natura in profonda connessione.

E’ l’utopia autosufficiente di Ben e Leslie Cash, creata per far crescere i loro sei figli in maniera indipendente dal mondo esterno. Sei figli meravigliosi, atletici e istruiti, senza distinzione di età; Zaja, una delle più piccole, conosce Pol Pot come il primogenito Bodevan dialoga di Trotsky e Mao.

Ma l’autosufficienza dal mondo esterno non garantisce l’immunità alle sue influenze e la vita sconosciuta ai giovani Cash irrompe nel loro mondo con la perdita più grande. Inizia così il viaggio; in New Mexico per onorare la volontà della persona più cara, per riprendersi ciò che si è perso.

Un viaggio che svela, e culmina nella ribellione definitiva di Rellian, il provocatore che mette tutto in discussione e scardina lo status quo; nell’autodenuncia di Bodevan e del suo desiderio di frequentare un college per il solo motivo di poter entrare in contatto con il mondo “reale”; nella linea sottile che intercorre tra preparare un figlio al suo futuro seguendo regole antiche e l’abuso di minore.
Un viaggio che culmina nella consapevolezza che per quanto condivisa, l’utopia grava come un macigno.
E quando sembra che per Ben non ci sia più nessuno da guardare, controllare, seguire amorevolmente dallo specchietto retrovisore di Steve, i legami si rivelano per quello che sono.

Brillante e commovente, stravagante e toccante. Lungi dal celebrare l’utopia di Ben e Leslie come perfetta, Captain Fantastic sollecita riflessioni profonde sull’educazione e il sistema educativo, sull’importanza del pensiero critico, sulla decadenza del modello di società statunitense, e occidentale, rispetto a socialità, istruzione, consumo di cibo.

Ben Cash è Captain Fantastic, supereroe con il potere di credere nell’utopia e nella possibilità di realizzarla concretamente; un’utopia meravigliosa, ma fantastica, non reale, seppur non meno reale del mondo reale.
Il supereroe però non fallisce mai, capita che debba adeguarsi, fare degli aggiustamenti, ma il suo potere resta intatto, perché “Sono le nostre azioni a definirci, non le nostre parole” e la tribù Cash lo sa.


Captain Fantastic – Stati Uniti d’America 2016
regia di Matt Ross