The Repairman

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Per rispondere a una semplice domanda, ovvero cosa l’ha condotto all’infrazione che gli ha fatto perdere i punti sulla patente, Scanio inizia da lontano e comincia a raccontare l’ultimo anno della sua vita.

Lui è fatto così, Scanio Libertetti, giovane, ma forse non troppo, ingegnere mancato, amante delle cose fatte per bene, delle cose fatte prendendosi il tempo che serve, perché i dettagli sono importanti.

Tra amici che non mancano occasione per giudicarlo e uno zio panettiere che si prende cura di lui spronandolo e nutrendolo di focacce e brioches, Scanio si muove lentamente nel mondo riparando macchine da caffè; non giudica, non si arrabbia e non sembra voler cambiare le cose, vive le situazioni quasi consapevole del fatto che per lui sia l’unico modo possibile. Ma l’arrivo nella sua vita di Helena, immigrata inglese e anche lei outsider in una provincia popolata di persone che inseguono  ritmi cittadini, sembra mescolare le carte.

In ritardo con la distribuzione nelle sale (il film è datato 2013) e primo lungometraggio di Paolo Mitton, che nei titoli di testa rivendica un racconto autobiografico, The Repairman è una commedia fresca e originale che gioca tanto sulla fisicità del protagonista, quanto sulla sua capacità di vivere serenamente le situazioni più surreali.

Il film diverte, fa sorridere e affezionare a questo personaggio dai piedi a papera. E in fondo Scanio potrebbe essere l’oca che vediamo volare nel film e che si schianta sui fili dell’alta tensione, ma riprende a volare; così Scanio sembra schiantarsi continuamente con il mondo che lo circonda, ma va avanti per la sua strada cercando di attutire e filtrare la realtà, schermando la casa come la vita e perseverando nel suo essere “fuori tempo” anche per la profonda provincia cuneese in cui vive.

Lentezza, diversità, inadeguatezza, vissute o percepite tali, vengono affrontate nel film con spirito leggero e divertito; spirito diverso invece per un altro esordio alla regia del 2013, quello del piemontese Alessio Fava con Yuri Esposito. Entrambi i film, sia pur diversi per genere e  contenuti narrativi, sembrano voler porre l’attenzione sulla possibilità di accettarsi e sull’inutilità di inseguire una “normalità” che rischia di essere una costruzione sociale.

Mitton non fornisce una soluzione o un suo punto di vista preciso sulla bontà o meno dello stile di vita del suo protagonista; come Scanio non giudica.

Viene però da pensare se non sia veramente il caso di abbandonare “il nuovo concetto di Spa” a beneficio delle tradizionali terme e di accogliere uno stile di vita “slow”, magari tra i dolci pendii delle Langhe.


The Repairman – Italia, 2013
regia di Paolo Mitton


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