Taxi Teheran

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Dall’abitacolo di un taxi ci consegna l’Iran.

E’ così che Jafar Panahi sfida il governo iraniano, gli arresti domiciliari e il divieto che grava su di lui di girare film; si inventa tassista per un giorno e il taxi è il microcosmo dei problemi e delle contraddizioni del suo paese.

Proporzionalità delle pene, condizione delle donne, censura alla cultura; tutti temi cari al regista, che ce li racconta con ironia e intelligenza, costantemente sul filo tra realtà e finzione, orchestrando perfettamente il suo cast di non-attori; ed è anche utilizzando la giovanissima nipote come portavoce delle regole cui i registi devono attenersi per non incorrere nella censura governativa e girare così un film “distribuibile”, che Panahi riassume lo stato delle cose e lancia i suoi messaggi.

Al governo, rivendicando con forza il suo lavoro di regista, con riferimenti impliciti ed espliciti a tutti i suoi film precedenti, invisi alle autorità iraniane e per questo causa della sua condanna.

Ai giovani, cui sembra affidare simbolicamente il testimone della lotta per la libertà di espressione  e ai quali lui, con la sua lotta, cerca di aprire la strada affinché abbiano la possibilità di raccontare le loro storie liberamente, senza censure né autocensure; “non lo troverai mai (il soggetto del tuo film) se resti chiuso in casa”, dice a un giovane studente di cinema mentre gli consiglia titoli di dvd pirata da acquistare.

Messaggio ancora più forte è l’immensa opportunità data dalle nuove tecnologie; i punti di vista si moltiplicano, possiamo vedere la realtà attraverso una videocamera, uno smartphone, un tablet eppure siamo sempre all’interno del taxi. Non c’è scampo, il “sordido realismo” tanto temuto dal Ministero per l’Orientamento Islamico non può più essere nascosto.

Poetico, ironico, politico. Taxi Teheran è un film forte nel suo essere semplice e diretto.

Geniale anche nell’autodenunciarsi utilizzatore di film e cd di contrabbando, perché la cultura trova sempre strade alternative da percorrere, Panahi dichiara la sua militanza per un cinema che sia specchio assoluto della realtà, per l’arte come conoscenza a qualsiasi prezzo, anche quello di essere arrestato e interdetto dal fare ciò che più ami.


Taxi Teheran (Taxi) – Iran, 2015
regia di Jafar Panahi


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