Nebraska

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Cosa succede quando un anziano ex alcolista, reduce dalla guerra di Corea, sgarbato e taciturno, decide di voler percorrere a tutti i costi 1400 chilometri per andare a ritirare una presunta e cospicua vincita milionaria?

Da Billings, Montana, fino a Lincoln, Nebraska, attraverso gli sterminati paesaggi del Midwest americano; questo è il lungo viaggio che Woody Grant è deciso a fare, a costo di farlo a piedi; David, suo figlio secondogenito, si convince però ad accompagnarlo nonostante il disappunto della madre.

Quarto lungometraggio girato nel suo stato natale, il Nebraska, cui rende omaggio, Alexander Payne omaggia con questo film anche la carriera di Bruce Dern, capace di dar vita a un personaggio (Woody Grant) in cui convivono ingenuità, purezza, malinconia e rassegnazione per un passato brutale ed egoista.

Payne utilizza ancora una volta il viaggio come percorso parallelo, e forse necessario, alla crescita personale dei suoi protagonisti e fa un affresco delle debolezze umane, che di fatto non hanno una localizzazione geografica precisa; come l’immaginaria cittadina di Hawthorne, città da cui Woody proviene e dove per l’occasione si riunisce tutta la famiglia, che potrebbe trovarsi  ovunque.

Famiglia, parenti vicini e lontani, amici della prima ora che Kate, petulante e vulcanica moglie di Woody, apostrofa come “avvoltoi” che, capovolgendo la realtà, iniziano a vantare crediti inesistenti nei confronti di Woody non appena la notizia della vincita milionaria si sparge in città.

Il regista sceglie un bianco e nero quasi “morbido” per raccontarci questa storia; inquadrature fisse e primi piani per scavare nel profondo dei personaggi; scelte stilistiche che sembrano voler  accentuare la malinconia e le inquietudini che tormentano i protagonisti.

Mettendo Woody al centro di questa diatriba di interessi economici, il regista ne costruisce il riscatto, suo ma anche dei figli e della moglie; e costruisce quasi un ponte tra Woody Grant e il personaggio di Ruth Stoops, al centro di ben altri interessi nel suo film d’esordio (Citizen Ruth, 1996), interpretato da un’altra Dern, Laura. Entrambi è come se riuscissero a restare fedeli a se stessi  nonostante tutto.

Forse il film più intimista di Payne, ma sempre tagliente e ironico.


Nebraska – Stati Uniti, 2013
regia di Alexander Payne


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