Il Giovane Favoloso

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Il manifesto de Il Giovane Favoloso è capovolto.

E allora quello che abbiamo imparato a conoscere di Giacomo Leopardi forse non è tutto, forse dovremmo rovesciare anche le nostre “certezze” sul poeta e aprirci a una nuova prospettiva, allontanarci dagli stereotipi, farlo uscire dalle antologie di letteratura spesso imposte, di rado cercate.

Nella ricca prigione di Recanati, fatta di libri e mattoni perfettamente allineati come sbarre, Leopardi matura la sua finezza d’intelletto sotto il controllo autoritario del padre e il distacco schiavo delle convenzioni sociali della madre; ma il giovane Leopardi è proteso verso il mondo, brucia di fuoco di vita, si abbandona nella ricerca dell’aria e della luce, cerca la vita che sembra scorrergli accanto e che lui non riesce ad afferrare se non attraverso la sua potenza creativa.

“Odio questa prudenza che rende impossibile ogni grande azione”; è rivolgendosi così al padre e allo zio che Leopardi rompe definitivamente con il passato e lo seguiamo adulto nelle tappe di Firenze e Napoli, dove arriverà la morte.

Ma anche quando ottiene la libertà “fisica” andando via da Recanati, resta prigioniero della perdita della fanciullezza, unica condizione che permette di vivere fino alla morte. Per chi “pensa e sente” non esiste consolazione possibile, non esiste fede o ideologia cui appoggiarsi; l’”Infinito” è la condizione esistenziale, la responsabilità individuale l’unica via.

Il Giovane Favoloso, rigoroso nel rispetto degli eventi, gode di una meravigliosa libertà narrativa;  libertà che solo nella colonna sonora fa fluire e dà voce ai pensieri e ai tormenti del poeta facendo coesistere musiche di Rossini con componimenti del tedesco Sascha Ring, tanto lontani da quel contesto quanto perfettamente in sintonia con l’animo di Leopardi. Un contemporaneo di Leopardi e un nostro contemporaneo, come a voler sottolineare la costante attualità del poeta.

Martone, come fosse un testamento, ci lascia a Torre del Greco con “La Ginestra, o fiore del deserto” simbolo e specchio della condizione umana e del “Secol superbo e sciocco” per un uomo  fuori dal tempo, troppo moderno e lungimirante per essere apprezzato, troppo libero dai condizionamenti ideologici e religiosi imposti dal conformismo della sua epoca; un uomo per il quale la verità può essere trovata solo nell’esercizio del  dubbio.

Il Giovane Favoloso è la poesia di un’anima che esce dai libri e arriva al cuore e alla pancia.


Il Giovane Favoloso – Italia, 2014
regia di Mario Martone


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