American Sniper

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Il piccolo Chris Kyle è determinato, ha le idee chiare, è obbediente al padre e ne segue le indicazioni senza fiatare perché sa che l’uomo che prende a esempio non può sbagliare, deve essere così: il mondo è diviso in pecore deboli, lupi cattivi e cani pastore. E lui di sicuro vuole essere un cane pastore, dedito alla protezione del gregge. Lo fa con il fratellino. Lo farà per sempre.

L’uomo Chris Kyle dismette i suoi abiti da cowboy texano e si arruola nei Navy Seals in seguito agli attentati terroristici ai danni delle ambasciate americane in Kenya e Tanzania del 1998.

Dio, patria, famiglia. Chris è un cane pastore e non può tirarsi indietro; è un patriota figlio dell’America che fa quello che ritiene giusto per il suo paese, e il suo paese, il più bello del mondo, adesso ha bisogno di lui.

L’addestramento come cecchino, il matrimonio, la prima delle quattro partenze in missione per l’Iraq dopo l’11 Settembre 2001. In Iraq diventa la “Leggenda” perché protegge bene i suo fratelli, gli copre le spalle, si prende cura di loro e presto ci sarà anche una taglia sulla sua testa, ma lui è pronto a rispondere davanti a Dio di ogni cuore cui ha tolto i battiti.

La tempesta di sabbia che si abbatte sui soldati alla fine della quarta missione sembra simbolica; la situazione è confusa, non c’è visibilità, solo sabbia. E’ forse una metafora della condizione di guerra? E’ tutto troppo per dei “soli” esseri umani?

La sensibilità del regista ci offre per questo alcuni spunti di riflessione. Il primo forse è lo stesso “doppio” di Chris, il suo alter ego, cecchino iraniano anche lui convinto di lottare per un bene superiore; ancora, l’epilogo paradossale della storia, che vede il male annidarsi dove mai avresti pensato di doverlo cercare. Non è tutto bianco o nero, non ci può essere distinzione netta tra buoni e cattivi o la possibilità di definirli in base a principi assoluti.

Clint Eastwood non esprime nessun giudizio politico sulla guerra o sugli uomini che la combattono, per scelta o per necessità; nessun giudizio morale che ci dica se lui è pro o contro, ma non è quello l’importante. A venire fuori, al di là della storia personale di un uomo diventato  “Leggenda”, sono gli esseri umani. Quando le cose che vedi e che fai sono veramente troppo oltre il male che potevi solo immaginare? Quando si è sazi di gloria o di vendetta?

Più che giudicare Eastwood ci mette difronte alle conseguenze della lex talionis, occhio per occhio, che nulla porta di buono ai Seals, e sulle conseguenze della guerra, fisiche e psicologiche, che faranno vacillare anche il granitico Chris. Quando la sbornia adrenalinica passa, restano i fantasmi, riappare il dubbio, sale il rimorso per non avere salvato ancora più compagni, rimorso per averne persi altri; Chris troverà la sua salvezza continuando a salvare fratelli in armi, anche se non imbracciando il fucile di precisione.

Bradley Cooper restituisce un protagonista intenso, fragile, robotico; riesce a far convivere le due anime di Chris Kyle, il combattente cane pastore, votato a un patriottismo che probabilmente un non americano non potrà mai capire, protetto da una piccola Bibbia che in realtà non legge, e l’uomo.

American Sniper racconta la storia vera di Chris Kyle, un uomo che si è guadagnato il pane, ma anche forse  il rispetto per se stesso, uccidendo altri esseri umani e racchiude in sé contraddizioni e interrogativi più attuali che mai e Clint Eastwood ci regala ancora una volta un film profondamente umano.


American Sniper – Stati Uniti, 2014
regia di Clint Eastwood


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